martedì 23 ottobre 2007

su viaggiu - episode 5: Piscinas

La Costa Verde e' un'alta scogliera punteggiata da poche case e spiagge; dietro a queste ci sono colline insolitamente verde ricoperte della tipica macchia mediterranea, ovvero principalmente mirto, lentisco, cisti ed elicriso, che spande un piacevole odore tutto intorno;l'elicriso si identifica facilmente poiche' il suo profumo sta tra la liquirizia ed il curry ed e' utilizzato per aromatizzare i risotti e i liquori fatti in casa. La strada serpeggia sull'orlo della scogliera, alta sul livello del mare, e il fondo e' spesso ricoperto dalla sabbia che il vento soffia via dalla dune vicine. Ci stavamo avventurando in una regione desertica in cui le piante crescono abbondantemente sulla sabbia come se fosse una magia a permettere loro di trovare l'acqua di cui necessitano. L'asfalto, dopo un'ampia curva, e' completamente coperto di sabbia e andiamo vicini a cadere, mentre invece ci fermiamo perche' siamo eccitati dalla strada. Dopo poche centinaia di metri l'asfalto scompare del tutto, lasciando spazio ad una cosiddetta "pavimentazione ecologica" come dicono i cartelli, che non e' altro che ghiaia compatta talmente disseminata di fossette che raggiungere una velocita' decente (sopra i 20 km/h) e' impossibile! Questa strada collega la Costa Verde con Piscinas e poi prosegue fino a Ingurtosu e la sua miniera abbandonata dove, dopo un bel po' di chilometri, l'asfalto riappare all'improvviso.
Le sole cattive notizie erano che il sole stava tramontando, non sapevamo nemmeno quanto tempo ci sarebbe voluto per raggiungere l'unico posto per accamparsi in tutta la zona ed il campeggio e chi diavolo se lo sarebbe immaginato?!?) era dannatamente pieno.
Guadiamo un paio di torrenti, raggiungendo il campeggio con l'aiuto del faro anteriore (che e' davvero potente; ne nuove Vespe emettono un fascio intenso, molto piu' forte di tante automobili) ma riceviamo il pessimo comunicato: nessun posto in nessun modo. Decidiamo di raggiungere la spiaggia, due chilometri indietro, ed accamparci liberamente (e illegalmente) dietro ad una piccola duna; la tenda sta a malapena in piedi, ceniamo e ci facciamo una birretta alla luce della mia torcia a led, poi l'oscurita' ci avvolge e le stelle splendono luminosissime perche' non ci sono altre luci intorno per chilometri. A miglia e miglia da nessun posto, mi viene in mente, una vecchia canzone di Cat Stevens (Miles from Nowhere) e siamo realmente a miglia di distanza da una qualsivoglia area urbanizzata.
Il giorno seguente c'e' il sole e si sta d'incanto, decidiamo di raggiungere il campeggio ed aspettare che qualcuno se ne vada, cosi' ci guadagnamo un posto e decidiamo di rimanere un altro giorno; ci godremo un giorno pieno di esplorazione tra le dune che - lo scopro' in seguito - sono le piu' alte d'Europa, oltrepassando i 100 metri s.l.m. . E' l'ora di una colazione-bonus con caffe' ed un cornetto al cioccolato sulla terrazza erbosa del campeggio, tirandoci un po' su l'umore e lasciando riprendere le schiene a pezzi dopo una notte sulla sabbia.
Affrontiamo la strada fino al paese vicino, Arbus (proprio come la famosa artista, Diane Arbus!) per comprare un po' di cibo e siamo fortunati perche' e' un paesino ed e' domenica, ma un negozio e' aperto.
Compriamo gallette, pomodori e un po' di frutta e ci dirigiamo a Guspini, il paese vicino conosciuto per i coltelli proprio come Arbus; due paesi a poca distanza l'uno dall'altro producono due distinti e caratteristici tipi di coltello, la "Guspinesa" e l'"Arburesa". In una Guspini deserta per il Ferragosto, tra alberi di pepe rosa e decorazioni per la festa serale, consumiamo il nostro scarso pranzo.
Il resto della giornata e' interamente dedicato all'esplorazione della duna che e' incredibilmente ampia ed alta, la piu' alta d'Europa come ho detto prima, popolata da animali e strane piante; la spiaggia, verro' a sapere, e' uno spot amato dai surfisti e le dune si estendono a lungo sia a nord che a sud. La gente sale fino in cima e poi si lancia giu' a corsa, ed appare piuttosto divertente.
Questo posto e', fotograficamente parlando, un'esperienza, ricco di texture e contrasti, dove l'erba e le piante tengono insieme la sabbia e ne vengono successivamente coperte, formando in questo modo un nuovo suolo per nuove piante; e' cosi' che la duna si autoalimenta e si rigenera, sempre diversa ma sempre presente.
La sera e' piacevole, dopo una doccia fresca ed una cena veloce. Ci godiamo il riposo, preparandoci per il giorno seguente.
Nel prossimo episodio: la miniera abbandonata di Ingurtosu, poi dritti verso l'isola di Sant'Antioco
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Costa Verde is a high cliff spotted by a few houses and beaches; on the back there are unusually green hills covered with tipical mediterranean plants, i.e. mainly Myrthus, Lentiscus, Cystus and Elicrysum, spreading a pleasant perfume around; the Elycrysum can be easily spotted as its perfume is a blend of liquorice and curry, and used to perfume rice dishes and homemade spirits. The road swirls on the ridge of the cliff, high above sea level, and the paving is often spread with sand blown by the wind from the nearby dunes. We were entering a desertic region where plants grow abundantly on the sand as if a spell let them find the water they'd need. The asphalt, after a wide turn, is covered entirely with sand and we get close to fall down, but we stop instead just because we're excited about the road.
After a few hudred meters the asphalt disappears entirely, leaving room for a so called "ecologic paving" as the signposts say, that's nothing but compact gravel textured by many small bumps so that reaching a decent speed (over 20 km/h) is impossible! This road links Costa Verde to Piscinas, and then goes further to Ingurtosu and its abandoned mine, where, after dozens of kms, the asphalt suddenly reappears. The only bad news were that it was sunset, we neither knew how long would it have taken to get to the only campsite in this region, and the camping (whoever could have thought that?!?) was damn full.
We cross a couple of torrents, reach the camping with the help of the frontlight (which is really powerful; new Vespas have a strong beam, much stronger than many cars) but we get the bad communique: no place at all. We decide to reach the beach, 2 km down the road, and camp freely (and illegally) behind a smaller dune; the tent can hardly stay up, we have our dinner and a beer by the light of my led torch, then the darkness surrounds us and the stars glow brightly because there aren't any other lights around for miles. Miles from Nowhere, I recall, an old Cat Stevens song, and we're really miles from any urbanized area.
The following day is sunny and pleasant, we decide to reach the camping and wait for leavings, so we earn a place and decide to stay another day; we'll enjoy a full day of exploration between the dunes which - I'll discover lately - are the highest in Europe, reaching over 100 m a.s.l. . It's time for a bonus breakfast, with coffee and a chocolate croissant on the terrace of the camping, healing our spirit and our hurting backbones after a night on the sand. We front the road to the nearest village, Arbus (just like tha famous artist, Diane Arbus!) to buy some food and we're lucky as it's a tiny village and it's Sunday but a shop is open. We buy galettes and tomatoes, some fruit and head to Guspini, the nearby village mainly known for its knives just like Arbus; two villages a few kms far from each other produce two distinct and characteristic types of knive, the "Guspinesa" and the "Arburesa".
In a Midsummer Day's desert Guspini, between rose pepper trees and decorations for the evening fair, we have our poor lunch. Then, the rest of the day is entirely dedicated to the exploration of the dune which is incredibly wide and high, the highest in Europe as I told before, populated by animals and strange plants; the beach, I will learn, is a spot loved by surfers and the dunes extend far away north and south of it. People climb up and then launch themselves down running and it's lots of fun, as it seems.
This place is a photographic experience, rich in textures and contrast, where weed and plants keep the sand together and are subsequently covered by it thus forming a compact soil for new plants; this way the dune feeds itself and regenerates, never being the same but always staying there. The evening is sweet, after a fresh shower and a quick dinner. We enjoy our rest, preparing ourselves for the following day.
In the next episode: Ingurtosu's abandoned mine, then straight to Sant'Antioco island

4 commenti:

  1. Il campeggio illegale (e romantico) che rompe ... la schiena. La realta della vita altretanto romantica su due, picole, ruote. Piu foto per piacere poiche le immagini sono altrettanto poetiche come le parole .

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  2. eheh! if you like my photographs you can check my links and browse my flickr pool.
    thank you for commenting, I'm just sorry you switched to a Bonneville, your Vespa in Key West was inspiring!
    oh, and thanks for commenting in Italian! too much, really!

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  3. Despite the illegal camping ;-) and sore backs, this sounded like a great adventure. That photo of your tent on the beach reminded me of Hawaii! My parents' house is right across from the beach, a few steps and you're swimming in the Pacific Ocean. We often camped overnight for fun, and it was for free! The rules are different for every beach that is owned by the state, but for us there are no rules. And you can also build a big campfire if you like. ihih...for cooking hotdogs and marshmallows. :-)

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  4. eheh, here it's strictly forbidden to camp on the beach, worse if you light a fire. You may be charged a minimum of 640 euros, around 800 bucks!
    but if you're smart enough, don't light fires and pack your tent early in the morning you may be safe and camp, as long as police doesn't come because someone calls them.

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