martedì 25 settembre 2007

su viaggiu - episode 4: aenigmatica Arborea

Lo stagno di Cabras, come gia' detto prima, possiamo considerarlo come la porta verso il Sud. Sapevamo che ci stessimo dirigendo verso una parte dell'isola meno affollata e piu' selvaggia, e ci aspettavamo tutto fuorche' quest'ultima sorpresa. Lasciata la penisola del Sinis ed attraversata Oristano senza fermarci per una visita (eccetto una sosta per comprare un po' di cibo ed un'utile rete elastica di cui non posso piu' fare a meno) ci siamo diretti a sud, oltre lo stagno di Santa Giusta, tenendoci lontani dalla strada principale per raggiungere Marceddi ed il suo ponte.
E' stato semplice attraversare Oristano senza rimanere bloccati nel traffico. Una breve sosta per la spesa, con l'Insetto lasciato incustodito fuori dal grande magazzino; fortunatamente non e' successo niente. In fondo non c'erano oggetti di valore nello zaino, e la tenda stessa non e' un bottino appetibile. Usciti da Oristano eravamo ormai certi di trovare le solite strade contorte ormai familiari, ma presto eravamo persi nel bel mezzo di una maglia perfettamente squadrata di strade bordate da campi di mais altissimo, mucche ed eucalipti. Nel centro di questa maglia, Arborea, si trova una specie di strana fabbrica abbandonata in un caratteristico stile del periodo fascista, e questo la dice lunga. Nella loro lucida follia volevano costruire un mondo nuovo, quindi era un dovere prosciugare la palude e restituire la terra all'agricoltura. Il risultato e' il segno territoriale facilmente individuabile tramite foto aerea o dando un'occhiata a Google Earth: una griglia in mezzo al caos, un perfetto allineamento nord-sud ed una citta' il cui nome sembra preso direttamente da Flash Gordon (ed e' proprio quello che ho pensato quando ho letto la carta per la prima volta). Quello che e' certo e' che se entrate in questo labirinto di strade indistinguibili ed ugualmente orientate la vostra mappa diverra' inutile poiche' perderete i punti di riferimento: un mulino, una collina, uno stagno, qualsiasi cosa. Per gli Dei, e' l'inferno, per un motociclista; mi sono sentito inutile in mezzo a quel posto, e letteralmente inghiottito dalla stessa pianificazione urbanistica.
Quello che si ottiene, se si riesce ad uscirne, e' un altro vasto, basso e meraviglioso stagno chiamato Stagno di Marceddi, coronato da una bassa ed appuntita cresta montuosa; l'estremita' sud-ovest e' uno sbarramento artificiale, appena mezzo metro sopra al pelo dell'acqua salmastra, su cui due auto non possono incrociarsi a causa della sua larghezza esigua. Sei fortunato se all'altra estremita' quelli che stanno per imboccarlo danno un'occhiata veloce a cosa succede sul tuo lato... Un'altra buona ragione per guidare una Vespa e non un SUV.
Il tramonto era vicino, ci stavamo avventurando nella Costa Verde per raggiungere Piscinas, il posto in cui si trova la duna di sabbia piu' alta d'Europa (ho sempre creduto che fosse Biarritz, in Francia, ma mi sbagliavo) e non ci immaginavamo neanche verso cosa stessimo andando!
Nel prossimo episodio: Piscinas
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Cabras pond, as told before, was the gate to the south. We knew to be heading towards a wilder and less crowded part of the island, and we were then expecting everything but this last surprise. Left the Sinis paeninsula and crossed Oristano without stopping for a visit (except for a break to buy some food and an useful elastic hooked net I can't do without, now) we headed south, past Santa Giusta lagoon and away from the main route to reach Marceddi, with its bridge.
It was easy to pass through Oristano without being caught in the traffic. We stopped briefly to shop and we left the Bug unattended in front of the big store; luckily nothing happened. After all there wasn't any valuable item in the backpack and the tent itself isn't a yummy thing. Left Oristano we were sure to find the same and now familiar winding roads but we were soon lost in the middle of a perfectly squared grid of streets borded by very high cornfields, cows and eucalyptus trees. In its center, Arborea, we found sort of a bizarre abandoned plant in a very distinctive style, dating back to the fascist period, and this explains a lot. In their logical madness they wanted to build a new world, so it was a duty to drain the marsh and give it back to agriculture. The result is the landmark you can easily see taking a look at an aerial map or at Google Earth: a grid among chaos, a perfect North-South alignment and a town which name seems to be taken directly from Flash Gordon (that's actually what I first thought when I read the map). What's for sure is that if you get into this labyrynth of undistinguishable and equally oriented roads your map will be useless, as you are going to lose your references: a windmill, a hill, a pond, whatever. By the Gods, this is just Hell, to a rider; I felt useless in that place, and literally eaten by the urban plan itself.
What you get if you can get out of it is another wide, shallow and wonderful pond named Stagno di Marceddi, crowned by a sharp low mountain ridge; its extreme south western edge is an artificial dam, just a couple of feet above the salty water, where two cars cannot cross due to its narrow width. You're lucky if on the other end those who are going to cross take a quick look at what's goin' on the other side... Another good reason to ride a Vespa and not a SUV.
Sunset was getting closer, we were just venturing into Costa Verde (i.e. green coast), to reach Piscinas, the place with the highest sand dune in Europe (I always believed it was Biarritz, in France, but I was wrong) and we didn't even imagine what we were going towards!
In the next episode: Piscinas

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