mercoledì 7 settembre 2011

Statale Aurelia


Loro hanno la Route 66, la loro celebrata Strada Madre. Il percorso del coast-to-coast, che unisce l'est all'ovest lungo una interminabile striscia di letteratura battuta a macchina. I miti motociclistici sono solidi e spesso lasciano a disagio. Perché mai noi italiani dovremmo fantasticare su quella strada storica quando abbiamo strade con un significato ben più profondo per noi e una storia ben più antica di quanto non ne abbia una strada aperta per la prima volta nel 1926? Le strade romane hanno migliaia di anni e, beh, le percorriamo quotidianamente! Naturalmente anche io ho una maglietta col suo bello scudo R66 proprio sul cuore, gentilmente regalatami da mio cognato di ritorno da un viaggio coast-to-coast, ma non è niente più di una maglietta piuttosto bella ma con scarso significato per me. Invece percorro la SS 1 (o perlomeno un tratto di circa 150 km) molto spesso. La SS 1 è la strada che, più di duemila anni fa, collegava Roma con le province della Gallia. La nostra vera Strada Madre. La strada a cui devo rispetto, la strada a cui rendo omaggio. Non attaccherei sull'Insetto Scoppiettante un adesivo della Route 66, non avrebbe alcun senso. Ecco perché c'ho attaccato, invece, un adesivo della SS 1, per ricordarmi chi siamo e su quale strada corrono le nostre ruote. Chilometri di asfalto lungo la costa occidentale dell'Italia che serpeggiano tra boschi e dune, campagna e montagne, verso nord e poi verso ovest fino al confine francese. Giriamo in Vespa, beviamo vino, suoniamo il mandolino e mangiamo la pizza. Non siamo americani, anche se i film hanno tentato di convincerci per anni. Viaggiamo sulla nostra Strada Madre: la Statale Aurelia, SS 1.




They've got their Route 66, their celebrated Mother Road. The coast-to-coast path, joining east and west in a long typewrited strip of literature. Motorcycle myths are strong and often uncomfortable. Why should we Italians dream about that historical road while we have paths with a deeper meaning to us and a way older history than a route first established in 1926? Roman routes have thousands years old history and, well, we ride along them daily! Of course, I do have a t-shirt with it's nice R66 shield right above the heart, gently given to me by my brother-in-law after a coast-to-coast trip, but it's just a cool t-shirt with not much meaning to me. Instead I ride along SS 1 (or a part of it, at least, around 150 km long) very frequently. SS 1 is the road which, more than two thousand years ago, linked Rome with the Gaul provinces. Our true Mother Road. The road I owe respect to, the road I pay homage to. I wouldn't stick a Route 66 badge on the Chuggabug, it would be pure nonsense. That's why, instead, I put a SS 1 sticker upon it, to remember who we are and which road our wheels roll upon. Kilometres of pavement along the western coast of Italy, snaking through woods and dunes, countryside and mountains, northbound and then westbound up to the french border. We ride Vespas, we drink wine, we play mandolin and eat pizza. We're not americans, even if the movies tried to convince us for years. We ride along our Mother Road: Statale Aurelia, SS 1.

3 commenti:

  1. Io ho percorso il tratto ligure dell'Aurelia ed è estenuante. Non mi sentirei di consigliarlo ad un motociclista. Il problema delle nostre SS è che non sono più quelle che erano. La SS9, per esempio (la via Emilia), dopo millenni di onorato servizio non esiste più, ed il suo perfetto rettilineo è stato trasformato nelle ellissi e nelle parabole delle tangenziali, dei guard rail, del traffico, dei raccordi per l'autostrada... bah, mi resta la SS45...
    Viceversa la Route 66 è incontaminata, anzi, abbandonata. Comunque capisco il tuo punto di vista.

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  2. Bisogna che dissenta.
    Quando parlo della Statale Aurelia non mi riferisco a quella quattro corsie con rampe e spartitraffico che è diventata ufficialmente la SS 1 (e che noi chiamiamo "la variante"); parlo piuttosto della vecchia statale, bordata di platani e di campi di girasole, di paludi e dune, che si snoda dolcemente lungo la costa laziale, toscana e ligure. Del resto, rimpiangere i rettilinei lo ritengo da matti; quello sì che non mi sentirei di consigliarlo a un motociclista, e oltretutto la maggior parte della Route 66 è proprio così: dritta.
    Una palla mostruosa.
    Non so cosa apprezzino i motociclisti della via Emilia; dalle mie parti cercano esclusivamente piccole e tortuose strade piene di tornanti. Passare di paese in paese, specialmente in Vespa, è una gioia, non un patimento, e la Liguria, per quel che mi riguarda, è uno spasso, altro che estenuante!
    Volendo poi scendere nello specifico, è proprio la Route 66 a non esistere più se non come percorso storico riesumato all'occasione (dopo la sua cancellazione avvenuta oltre venti anni) fa a scopi prettamente turistici.
    In sostanza, gli americani hanno rimesso in piedi l'apparato "storico" della R66 a uso e consumo di noi europei col mito del coast-to-coast. Deludente.
    Altro che incontaminata.
    Anni fa ho percorso 1.400 km in Sardegna e il tratto della Carlo Felice è stato un inferno. Duecento chilometri di quasi rettilineo; ben diverso dalle strade della Costa Verde e dallo sterrato di Piscinas, dalla griglia ordinata di Arborea e le stradine di Sale Porcu.
    Questo, intendevo sottolineare nel post: le strade si meritano rispetto e affetto per quello che sono davvero, non per il bagaglio che la letteratura carica loro sul groppone.
    Non dico che la Route 66 non debba o non possa piacere a noi italiani; dico solo che abbiamo strade con una storia millenaria ben più interessanti sotto l'aspetto delle due ruote che non si meritano di essere ignorate solo perché ci hanno abituati al mito di Easy Rider.

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  3. Approfitto per una seconda considerazione.
    Il cost-to-coast gli americani sanno affrontarlo con coerenza.
    Shreve Stockton, per esempio, ha fatto un viaggio meraviglioso per raggiungere New York da San Francisco. Il percorso è questo:

    http://photos1.blogger.com/blogger/5654/2005/1600/Shreve%20Vespa%20Map.jpg

    E se ne nota la differenza consistente raffrontandolo con quelo della Route 66.

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/e1/Map_of_US_66.svg/800px-Map_of_US_66.svg.png

    Shreve ha scattato molte bellissime foto e se le paragono alle centinaia di foto di amici e non che si sono "sbobinati" la Route 66 non posso che trarre una conclusione: la consapevolezza della strada su cui si viaggia è ben più importante della fama della strada stessa.
    Steve Williams, amico e collega vespista di Scooter in the Sticks, ci illustra le curve e i boschi della Pennsylvania come nessuno mai riuscirà a fare con la 66. Risultato: in Pennsylvania ci vorrei tanto fare un giro, sulla 66 no.
    Svincolarsi dai miti è importante.

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